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Primo congresso Internazionale in Italia dieurotalent
ATTI
DEL |
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DODICESIMO
CONGRESSO INTERNAZIONALE DI EUROTALENT MILANO – VERCELLI 6-8 MAGGIO CONCLUSIONI
E RACCOMANDAZIONI 1.
Il
Congresso Internazionale di Eurotalent, svoltosi a Milano, al termine
delle proprie ricerche, sottolinea
l’importanza dell’azione condotta e da condursi al fine di
assicurare il libero sviluppo e la realizzazione delle eccezionali
potenzialità Bambini Precoci, risorsa essenziale del patrimonio umano. 2.
Ricorda
che è un diritto fondamentale di ogni essere umano il sostegno alla
realizzazione delle molteplici capacità individuali. 3.
Riconosce
sia il fondamento scientifico di tale concezione e di tale azione sia la
necessità imperiosa di consolidarle e di approfondirne le conseguenze. 4.
Conferma
la propria intenzione di intervenire a favore di tali obiettivi in tutta
Europa. 5.
Il
Congresso coinvolge Eurotalent
e i propri membri a lanciare o prospettare, per incoraggiarle e
coordinarle, tutte le iniziative private: esse, all’interno di questa
fase di lavoro, giocano un particolare ruolo. 6.
Ciò
vale per le iniziative pubbliche ad ogni livello: locale, regionale, di
Organizzazioni internazionali, innanzitutto Europee (Comunità Europea,
Consiglio d’Europa) 7.
Insiste
sul compito di assicurare ai
Bambini dotati e talentuosi, principalmente grazie al Consiglio Mondiale
e i suoi congressi, il sostegno e la collaborazione delle istanze
internazionali al di là dell’Europa stessa, attraverso l’ONU,
l’UNESCO e altre Organizzazioni competenti. 8.
Si
congratula per la natura internazionale della larga partecipazione alle
sedute e particolarmente con gli organizzatori italiani del Congresso,
per aver saputo organizzare, all’interno di questa manifestazione,
l’accoglienza internazionale grazie ad un pieno sostegno nazionale,
caratterizzato soprattutto dall’adesione consistente di insegnanti,
operanti nel settore e muniti, sotto questo aspetto, di esperienze
vissute. 9.
Ha
apprezzato sopra a tutto la traduzione simultanea in tre lingue,
inglese, francese e italiano, persino in tedesco e in spagnolo, ovvero
in cinque lingue. 10.
Si impegna affinché il dibattito europeo e internazionale, che è
stato rinnovato in Italia, venga prolungato e amplificato grazie alle
collaborazioni regolari e sistematiche, alla diversità delle iniziative
e dei punti di vista, tanto quanto alla loro singolarità, essendo essa,
come per i superdotati, un fattore decisivo di fecondità e di
efficacia. 11.
Esprime
l’impegno a dotare le istanze deputate all’educazione, in Italia e
in Europa, di una politica vigorosa volta all’identificazione dei
Bambini Precoci, così come delle particolarità di tutti i bambini,
alla formazione degli insegnanti ed educatori, e alla promozione dei
bambini talentuosi, nel loro proprio interesse e in quello dell’umanità.
L’intelligenza
fra biologia e cultura
Prof.
Vittorino Andreoli
Sintesi
I
rapporti tra cervello e intelligenza possono essere declinati attraverso
la nozione chiave di comportamento, e precisamente di una tipologia del
comportamento così schematizzabile: comportamento innato o
deterministico, intendendo con esso tutte quelle capacità che un
soggetto presenta già organizzate al momento della nascita e sulle base
delle quali può interagire con l’ambiente (ad es. nutrizione,
riflesso di Moro); comportamento da “imprinting” indicato e
descritto da Konrad Lorenz, definito come geneticamente predisposto ma
in attesa di una esperienza in grado di fissarlo; comportamento da
apprendimento, legato alla fondamentale scoperta biologica degli ultimi
anni della plasticità del cervello, appreso appunto sulla base della
sola esperienza. Se nel primo tipo di comportamento è in agguato una
prospettiva di carattere deterministico responsabile di porre grossi
limiti alla pedagogia e soprattutto alla libertà, nel secondo viene
maggiormente evidenziata l’interrelazione tra biologia e cultura,
visto che un retaggio biologico potrebbe non attualizzarsi al mancare
dell’esperienza di cui necessita, nel terzo tipo, proprio attraverso
il perno costituito dalle cosiddette zone
plastiche, si marca definitivamente l’articolazione tra fattore
biologico e fattore ambientale. L’intelligenza verrebbe ad essere
dunque una sintesi tra qualche cosa di biologico e tutto ciò che deriva
dall’ambiente. Tale sintesi si riverbera su di una comprensione della
super o sub dotazione in termini di risultante biologico-culturale: in
particolare il bambino iperdotato non è da considerarsi alla stregua di
una meteora che ogni tanto cade nel seno di una comunità, ma come il
frutto di confluenze di natura biologica e di natura culturale. Etica
e leggi educative in italia Prof.
Franco Massara
Sintesi
“Tutti i fanciulli sono uguali”/ “Ogni fanciullo è diverso
dall’altro”. “Tutti gli uomini sono uguali”/ “Ogni uomo è
diverso dall’altro”. Correnti
di idee e di fede a sostegno dell’uguaglianza degli uomini e delle
donne hanno lottato nella storia contro le differenze sociali, la
schiavitù, i privilegi di classe, le discriminazioni razziali,
l’emarginazione delle minoranze. Molto più tardi ci si è resi conto
che dei valori inalienabili della persona umana sono titolari anche i
bambini, da cui hanno avuto origine vari documenti internazionali
relativi ai diritti dei fanciulli, dalla Dichiarazione dei Diritti del
Fanciullo proclamata nel 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo proclamata dalla stessa
Assemblea il 20 Novembre 1989, dove l’uguaglianza è da intendersi
contro gli abusi dell’età adulta e in favore del riconoscimento dei
diritti fondamentali alla vita, all’istruzione e alla libertà. Il
principio della diversità di cui è portatore il singolo individuo, è
da inscriversi dunque dinamicamente all’interno del cerchio di
uguaglianza. I talenti individuali possono realizzarsi con grande
vantaggio per la società solo dove esiste un adeguato sguardo sulla
diversità. Le scuole sono in grado di accogliere la dinamica
standardizzazione/differenziazione? Solo ultimamente si è sviluppato un
dibattito, in ambito pedagogico, sull’opportunità di riconoscere,
nell’uguaglianza, la differenza di dotazione senza necessariamente
considerare il talento come sinonimo di prevaricazione. Purtroppo la via
dell’insegnamento individualizzato non è di facile realizzazione
nella scuola comune, ed è per questo che si auspica una maggiore
autonomia delle singole scuole, dei percorsi didattici al fine di
incoraggiare il riconoscimento, la cura e la realizzazione di talenti a
beneficio dell’intera società. La
problematica della superdotazione o la possibilità per tutti di
incontrare la propria identità Luis Nazareth
L’affermazione secondo cui siamo differenti poggia espressamente sul concetto di dignità assoluta e senza gradazioni della persona e si pone come opposto a quello di elitarismo da cui hanno invece origine il disprezzo e la dominazione dell’uomo sull’uomo. La superdotazione, lontano dall’essere un pericolo per la società, costituisce un sostegno al molteplice patrimonio della comunità vista come sommatoria delle potenzialità dei propri membri. In un mondo in cui la subdotazione ha ormai pieno riconoscimento, la superdotazione non viene guardata con la stessa ottica, e finisce per ciò stesso a degenerare in emarginazione, insuccesso scolastico, tossicodipendenza, alcolismo, depressione e in situazioni che sfociano drammaticamente in suicidio. Il
diritto alla diversità Jean-Charles
Terrassier
Nelle
nostre scuole vengono imposti uniformemente a tutti lo stesso programma,
lo stesso metodo, lo stesso contenuto, salvo a chi manifesta un deciso
ritardo. È dunque favorito chi sta nella norma
e sfavorito chi dalla norma si
allontana, come è il caso dei bambini precoci. Per rispondere ai
bisogni di questi ultimi è necessario essere in grado di identificarli
con metodo, di conoscere le particolarità del loro sviluppo
intellettuale, affettivo e psicomotorio (dissincronia interna), dell’ambiente da cui provengono. Ignorare i
bambini precoci significa organizzare la repressione
dell’intelligenza, e questo non può essere l’obiettivo delle
scuole. Sciupare i talenti è dannoso tanto al singolo che li detiene,
quanto all’intera società. La
società umana non è un termitaio: vive di psicodiversità nella
biodiversità Robert Pagès
La
superdotazione si lega ad un’ampia riflessione sociopsicologica: la
popolazione umana frammentaria tende a strutturarsi attraverso processi
discreti di formazione di centri funzionali di connessione la cui
confluenza costituisce piccoli
nuclei. Vi si concentrano funzioni di riflessione,
concertazione, di
distribuzione e affettazione
dei ruoli e delle risorse. Questi piccoli
nuclei si condensano in un nocciolo
che tende alla stabilità. Le tre funzioni nucleari attingono almeno in
parte agli individui sotto certi aspetti più dotati. È attraverso
questa nucleazione che certi emergono o gravitano attorno a nuclei
esteriori più importanti. Tale struttura nucleata della società umana
concede tutta l’importanza alla formazione dei giovani, anche se
capita, per ragioni ancora poco conosciute, che alcuni più dotati
restino isolati, volontariamente o no, e senza aggregarsi ai noccioli.
In un modo o nell’altro, gli individui nucleari possono avere
un’impresa immediata o futura sproporzionata rispetto al loro ruolo
formale, ma, proteggere e coordinare l’innovazione è ciò che per una
società costituisce il rispetto della psicodiversità. Un lucido
coordinamento contribuisce alla nuova formulazione di problematiche e
della rispettiva risoluzione. L’analisi delle resistenze a tale
percorso, da un punto di vista freudiano, completa il senso di tale
quadro. Il
complesso dell’albatros
Alain Gauvrit
Attraverso
esempi tratti dalla propria esperienza professionale di cura di bambini
intellettualmente precoci in difficoltà e sofferenza, l’autore tenta
di inscrivere il rispetto del diritto alla diversità, più che
nell’etica, in una prospettiva sanitaria. Da cosa dipende il loro
malessere? Essi soffrono talmente da divenire “vitale” per loro
rinunciare all’esercizio della propria intelligenza. Di tale
inibizione sono responsabili il contesto sociale e quello scolastico che
equivocano sui concetti di uguaglianza ed equità in modo del tutto
volontario. Alla castrazione che viene dal di fuori il bambino può
reagire dominando il fuori o sacrificandosi ad esso. All’interno del
contesto scolastico il maestro si aspetta da tutti una resa media,
e vittima di un effetto Pigmalione negativo, il bambino sacrifica la
propria diversità. Si trova ostracizzato e si ammala di una anoressia
intellettuale caratterizzata dalla rinuncia alla propria intelligenza,
da un assideramneto dei propri talenti. L’intelletto rimane dunque un
potenziale inutilizzato che può essere ristabilito attraverso una
psicoterapia attiva in grado di riconoscere l’inibizione, l’intensità
di essa, valutare i benefici secondari del sintomo, analizzare i fattori
inibitori di provenienza familiare o scolastica, individuarsi in una o
più modalità di intervento. Parametri
biologici del talento matematico molto precoce Jean Brunault
Il
talento matematico è stato definito come la capacità di dominare
lunghe catene di ragionamenti, ma poco è stato detto a proposito del
suo sviluppo. Il progetto SMPY (Study of Mathematically Precocious Youth
– concepito nel 1971 da Julian C. Stanley, dell’Università John
Hopkins di Baltimora) si è proposto di identificare i giovani talenti
matematici fino all’età di 13 anni e di offrire loro un appropriato
aiuto educativo, che non sarebbe reperibile all’interno dei programmi
scolastici ordinari.Gli studi svolti dallo SMPY hanno evidenziato come
alcuni fattori quali il mancinismo, la miopia, i disordini immunitari,
le differenze tra i sessi, appaiono essere parametri biologici molto
frequenti nei soggetti che manifestano un talento matematico precoce.
Esiste inoltre un dibattito tra coloro che postulano in questo tipo di
talento una più grande specializzazione degli emisferi e coloro che,
come Benbow, affermano invece l’attività congiunta dei due emisferi
durante la risoluzione di problemi matematici. Concezioni
della dotazione e implicazioni educative Jean
Brunault Viene
proposta una concezione di dono non come indipendente dal detentore e
dall’ambiente in cui questi vive. Sono passati in rassegna i luoghi
comuni e le errate asserzioni tradizionali secondo cui, a proposito dei
bambini dotati si dice che li si conosca bene, che si sviluppino da
soli, che non si debba insegnar loro nulla, che non abbiano bisogno di
essre aiutati, che se la sbrighino da soli, che apprendono tutto ciò
che vogliano, che sappiano tutto, che siano eccellenti in ogni cosa, che
riescano in tutto ciò che intrapprendano, che non siano poi così
numerosi. A queste errate concezioni viene opposto che i bambini precoci
non possono svilupparsi da soli poiché sono grandemente dipendenti
dall’ambiente che li circonda, dal quale devono ricevere aiuto,
stimoli, sollecitazioni, comprensione e sostegno; non è affatto vero
che sappiano tutto, poiché essi hanno bisogno di apprendere molto dagli
altri; la riuscita in ciò che intrapprendono non è scontata, e
l’insuccesso scolastico di molti di loro ne è la prova; la qualità
degli interventi educativi, che non possono e non devono essere
standardizzati, influenzano la loro dotazione. Fa da sfondo a questa
prospettiva, da un punto di vista teorico, un modello secondo cui la
dotazione implichi una partecipazione congiunta di dati genetici,
biologici e culturali e, da un punto di vista pratico, la necessità che
le azioni educative e pedagogiche siano orientate da un nuovo sguardo. Identificazione
e valutazione del superdotato dai 3 ai 5 anni Yolanda
Benito E’ necessario l’appoggio dei genitori e
degli insegnanti affinché il talento dei bambini possa essere dapprima
individuato attraverso osservazioni precise, questionari, prove
psicometriche, ed in seguito, sviluppato. E’ inoltre fondamentale
valutare lo sviluppo dell’intelligenza prima dell’età scolare in
modo da fornire un contesto educativo adeguato e supportare, guidandole,
le figure di riferimento del bambino. Test diversi possono indagare le
diverse aree di sviluppo: intellettiva, d’apprendimento, linguistica,
la capacità di socializzazione, il rapporto con il proprio corpo, la
creatività. La maggioranza delle spiegazioni riguardo lo scarto tra la
promessa del superdotato e la sua realizzazione rimanda a fattori
famigliari e alle opportunità educative incontrate. I BAMBINI
SUPERDOTATI NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO
di
Giuliana Pandolfi La
società è in grado di pensare oltre se stessa e di progettare i
cittadini di domani? La scuola è in grado di nutrire l’immaginazione
produttiva dei bambini e di sollecitare in essi comportamenti
intelligenti? La divisione dell’attività scolastica in monadi orarie
impedisce il formarsi di una esperienza fluida e continuativa, favorendo
all’opposto atteggiamenti episodici che inceppano a blocchi il
procedere dell’attività; l’esaltazione del gruppo e del collettivo
appiattisce le differenze; una falsa concezione dell’intelligenza
favorita da sempre maggior consenso all’impianto cibernetico, minaccia
la capacità di produrre sintesi. L’intelligenza è acutezza,
perspicacia, capacità di volgere il pensiero a oggetti sempre nuovi e
di padroneggiarli mediante l’individuazione di rapporti in essi
esistenti, acume e prontezza della mente nel ragionare, comprensione,
ingegno, intendimento, creatività, creazione. La scuola dell’obbligo,
così come si trova strutturata, produce appiattimento, rigidità. BAMBINI DIVERSI
di
Angela Sacco “Ogni mente umana è unica e solitaria”(Franco Prattico).
L’essere mente unica e solitaria e il gioco della mente con se stessa
e con il mondo, sono peculiari di quei bambini che vengono definiti come
superdotati ma che sarebbe
più opportuno chiamare “menti dal libero volo”. Ciò che affascina
ed emoziona l’educatore è assistere alla scoperta che il bambino fa
della propria mente che gioca e crea. Perciò deve far vivere il
processo della conoscenza come un’avventura della mente che interroga
il mondo e se stessa per trovare le risposte della vita; deve far
lievitare nei ragazzi la gioia di possedere un simile dono. I bambini
dotati di “menti dal libero volo” non sempre sono gestiti con cura
dagli insegnanti che sono più preoccupati di tenerli a freno limitando
la loro eterogeneità rispetto ai gruppi.
Il risultato terribile di tale errore consiste nello spegnersi
della scintilla vivace, l’opacità progressiva, la ribellione, la
chiusura in se stessa della brillante mente che difende in modo
istintivo la propria bellezza minacciata e contaminata, purtroppo, dalla
piatta banalità e dagli stereotipi. I
“TALENTI” DEL BAMBINO SECONDO LA PROPOSTA EDUCATIVA DI MARIA
MONTESSORI di
Cecilia Bairati Papi La
psicopedagogia montessoriana è veramente antesignana nel condividere il
concetto che “ogni potenzialità umana abbisogna di condizioni
particolari per potersi evidenziare”. Se per potenzialità si
intendono i talenti che genitori, insegnanti, operatori psico-sociali
hanno la responsabilità di aiutare a attualizzare, allora è vero che
si rendono decisamente primari gli stimoli e l’ambiente giusto in cui
questa crescita possa verificarsi. I talenti possono essere visti come
il patrimonio individuale assegnato dalla natura, e, proprio come si
legge nella parabola evangelica, viene lodato non tanto chi ne conserva
maggior quantità, ma chi accetta il rischio, l’avventura,
l’utilizzo, mentre invece viene denigrato chi li ha sotterrati. L’ACCELERAZIONE
AIUTA IL BAMBINO DOTATO?
di
Renato Bobbo In
discussione viene posta la scelta dell’accelerazione del curricolo
scolastico.La ricerca a questo riguardo è stata condotta in tre fasi
dal “Prius”, gruppo di indagine sul talento all’interno del
Dipartimento dell’Educazione dell’Università di Padova. Nella prima
fase ebbe inizio un sondaggio sperimentale in un distretto scolastico di
un piccolo centro del Veneto, che segnalò un atteggiamento critico nei
riguardi del metodo dell’accelerazione considerato come intervento
innaturale. In un secondo momento, adottando un orientamento
retrospettivo, fu consultata la documentazione scolastica relativa agli
alunni che avevano frequentato alcune scuole medie cittadine e
possedevano i requisiti dell’anticipo scolastico rispetto all’età e
della migliore valutazione all’esame finale di diploma. In questo caso
gli insegnanti collaborarono nel mostrare le probabili condizioni per
una buona riuscita scolastica degli allievi “accelerati”. Nella fase
finale del progetto si incrociarono due importanti filoni dello studio
dei gifted: quello concernente l’individuazione dei dotati e quello
concernente il sostegno educativo (accelerazione attraverso il
“salto” di classe). Mentre molti insegnanti e genitori sostengono di
non voler sprecare il potenziale prezioso presente in quel 90% di
bambini italiani che frequentano la scuola materna dai tre ai sei anni,
altri preferirebbero non alterare il clima ludiforme proprio di molte
scuole dell’infanzia. La ricerca si propone come occasione di
riflessione in un ambito in cui solo attenzione e ponderazione possono
dare al piccolo dotato le condizioni meno pericolose per il suo delicato
equilibrio. MODELLI
di
Alessandra Lancellotti Perotti Il
marxismo ha voluto uomini e donne tutti uguali; freudismo, lacanismo
hanno fornito molti validi strumenti ma hanno cercato di oscurare la
pedagogia, la scuola di Ginevra, Piaget e maestri di illuminata memoria.
I genitori hanno compiuto un errore macroscopico: dimenticare il loro
ruolo per divenire dei bambini incompiuti. Da B. Spock in avanti sono
crollati quei barrages generazionali che invece sono in grado di
distribuire i poteri alle diverse figure famigliari. C’è un profondo
legame tra la superdotazione e la correttezza delle relazioni
generazionali all’interno della famiglia. Le differenze sono un
patrimonio da difendere e il mostro ideologico dell’Égalité non può
e non deve divorare la vera Fraternité e dunque la vera Liberté. LA PRIMA SCUOLA ITALIANA PER BAMBINI MOLTO DOTATI di
Don Calogero La Placa La
scuola per bambini molto dotati, fondata nel 1967 in Sicilia a Petralia
Soprana, era frutto di una dura battaglia contro il pregiudizio secondo
il quale chi è molto dotato non ha bisogno di tutela, cura e attenzione
come e più di chi è normodotato. Scopo della scuola era creare un uomo
che si mettesse a servizio dell’uomo, non v’era interesse
nell’intelligenza come fenomeno circense, ma nella capacità di
fortificare l’idea dell’unità del sapere, oggetto
dell’intelligenza. Gli insegnanti di ogni parte del mondo facevano a
gara per potervi lavorare, per via dei metodi innovativi basati
sull’assenza dei libri di testo, di correzione dei compiti, di voti,
di esami, di giudizi finali, ma, alcuni insuccessi dei ragazzi agli
esami statali, pregiudicò l’esistenza della scuola. FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI IN SPAGNA di
Juan Antonio Alonso E’
un dato accettato che i risultati di un sistema educativo dipendano, in
gran parte dalla categoria degli insegnanti. Concretamente, si sa che
gli insegnanti sprovvisti di una preparazione specialistica nella
formazione degli alunni superdotati si mostrino disinteressati e persino
ostili nei confronti di questo tipo di alunni. Viceversa, gli insegnanti
dotati di formazione ed esperienza siano ampiamente in grado di lavorare
con essi. Cosa si insegna ai futuri insegnanti? Quando? Come si può
migliorarne la formazione? Quando, come valutarne la formazione? UNA SCUOLA PER SUPERDOTATI – PROGETTO E REALIZZAZIONE di
Robert Mulvey Ogni
discussione che voglia trattare la formazione pedagogica dei bambini
precoci deve essere fondata sulla definizione dei seguenti tre concetti
fondamentali: la natura dell’intelligenza, la natura della precocità,
la natura della formazione scolastica. L’intelligenza è fenomeno
complesso e illusorio, non ci si può limitare ad una definizione
rigida: in prima istanza si sottolinea come essa si componga della
capacità di impostare e risolvere problemi, di rompere i confini del
conosciuto per rilevare lo sconosciuto utilizzando creatività e logica;
capacità matematica motoria musicale tecnico-manuale. La precocità non
si deve limitare ad una grandezza espressa attraverso un quoziente
superiore a 130 (Wechsler o Stanford-Binet), ma includere anche
differenti materie specifiche come per esempio lo sport, la musica, le
arti plastiche in modo tale da riguardare un campo sempre più vasto di
espressioni. La formazione ha il compito di promuovere l’immaginazione
creativa, la logica, accrescere la competenza comunicativa e
linguistica. Il progetto della scuola di Cademuir, in Scozia, avviato
nel 1990, è nato proprio come risposta a tali esigenze: si tratta di
una scuola piccola, dove le classi sono limitate ad un numero di dieci
alunni, favorendo la flessibilità e la diversificazione
dell’insegnamento, l’ambiente è famigliare e ciò crea relazioni
amicali basate su responsabilità, rispetto, stima. Vi si trovano
bambini dai due ai diciotto anni, provenienti da ambienti sociali assai
differenti, e da luoghi geografici differenti. I governi dovrebbero
rendersi conto che i bambini eccezionali hanno bisogno di formazione
eccezionale. EDUCAZIONE DEI BAMBINI
SUPERDOTATI IN PORTOGALLO
di
Maria de Lourdes Braga Figueredo Pereira Sin
dai primi anni settanta il sistema di educazione portoghese si è
trovato a sperimentare profonde modificazioni, muovendosi da un assai
rigido modello di insegnamento ad un approccio che potesse essere
compatibile con le particolari caratteristiche individuali e con le
necessità di bambini ed adolescenti. Comunque sia, un nuovo sistema di
educazione non è sufficiente ad accogliere i bisogni dei superdotati,
motivo per cui diviene essenziale riconsiderare la formazione degli
insegnanti i quali dovrebbero essere preparati non solo ad identificare
ma a rispondere alle differenze tra gli individui. L’autore e gli
altri professionisti del Centro de Estudos para a Educaçao de
Sobredotatos dell’Instituto Politécnico do Porto-Portugal, sensibili
a questo cruciale problema della formazione degli insegnanti, hanno
deciso di organizzare il primo corso per insegnanti e psicologi
interessati alla questione, allo scopo di migliorare l’accoglienza di
bambini e adolescenti superdotati nelle loro scuole. ADLER E LA
SUPERDOTAZIONE
Alberto
Anglesio L’intuizione
geniale, fulcro del pensiero di Adler, permette di staccarsi
dall’investigazione delle cause e di spostare l’attenzione sulle
mete: “Non dimenticate che l’eredità e l’ambiente non sono
fattori determinanti. Entrambi forniscono solo la struttura e le
influenze cui l’individuo fornisce una risposta in relazione al potere
creativo del suo stile”; altrove
afferma che ciò che gli interessa conoscere non è tanto il “da
dove” ma il “verso dove” l’individuo tende. La mente adleriana
è una struttura plastica e rimodellante di fronte all’ambiente e agli
stimoli che da esso provengono. E cosa è il Sé Creativo? Esso può
essere definito come una dotazione interna che “preme” per essere
espressa e crea lo scopo e il senso della vita, non identificabile con
l’autostima, piuttosto con la percezione, conscia e inconscia, delle
proprie potenzialità che spingono l’individuo ad esprimerle oppure ad
adottare finzioni di tipo nevrotico o psicotico per coartarle: è
l’essenza stessa dell’intelligenza. La definizione
dell’intelligenza suggerisce di delimitare l’estensione della
superdotazione e le sue diverse tipologie; secondo il Parenti essa
include: (1) superdotati armonici, (2) intelligenze logiche dirette
verso l’astrazione, (3) intuitivo-creativi, e (4) geni. Di queste la
definizione d’intelligenza porta ad escludere le intelligenze logiche
in quanto votate all’introversione, e i geni per via della difficoltà
di adattamento e la relazione con l’ambiente circostante. Accanto a
queste tipologie è opportuno ricordare la “falsa intelligenza” o
“pseudo-dotazione”, di cui sono un esempio i bambini che imparano a
leggere o scrivere in età prescolare. Il vero superdotato spesso ha
problemi di integrazione con i coetanei per rifiuto unilaterale o
reciproco; anche il rapporto con gli adulti è problematico, perché se
esiste una sensazione di parità intellettiva, sta accanto a questa la
sensazione di inferiorità fisica e di dipendenza. Ne conseguono
disarmonie nello sviluppo della personalità, mancato appagamento
dell’affettività, rigidità e conseguente nevrosi. DISAGIO
NELL’ADOLESCENTE SUPERDOTATO: APPROCCIO TERAPEUTICO
di
Chiara Marocco Muttini Vengono
presi in esame i fattori peculiari della crisi adolescenziale,
riconducibili in sintesi ad una crisi di identità. Anche le
trasformazioni dell’assetto cognitivo sono parte del processo di
cambiamento. Si può considerare che nel superdotato la discrepanza di
fase maturativa tra sfera intellettiva e affettiva può essere
accentuata e può inoltre amplificarsi la differenza tra il superdotato
e il gruppo creando una distanza, qualche volta dolorosamente vissuta.
La crisi adolescenziale nel superdotato quindi può manifestarsi con
sofferenza ed è aperta al rischio di evoluzioni patologiche. La società
adulta deve sviluppare una consapevolezza del ruolo formativo che le
compete, perché il giovane superdotato possa realizzare in pieno le sue
risorse e farle diventare patrimonio comune. IL BAMBINO
SUPERDOTATO E LA COMUNICAZIONE CON I COETANEI
di
Mauro Cosmai Perché
il superdotato, perlomeno nel nostro paese, non riceve quelle attenzioni
che gli sarebbero dovute, quegli aiuti che gli risulterebbero doverosi,
quella tutela che ogni ragionevole considerazione porta a prevedere?
Forse perché da noi il superdotato in pratica non esiste, non ha
riconoscimenti ufficiali o nella peggiore ipotesi delle etichette e
infine perché provoca un certo fastidio, diciamolo pure, specie in
quelli preposti al riconoscimento stesso, alla loro
istituzionalizzazione. Questo lavoro è teso ad individuare gli elementi
base della comunicazione che generano ansia e frustrazione nel
superdotato. Sono stati individuati 16 campi d’azione che permettono,
oltre la stessa individuazione del superdotato, di intuire dove il
soggetto in questione sia “obbligato” a sottostare a regole che
possono risultare assurde o comunque persecutorie e inibitorie. La
consapevolezza del proprio status da parte dell’individuo superdotato
si accompagna fatalmente a schemi nevrotici e strategie di compenso che
hanno rappresentato illusoriamente per anno un disperato tampone alle
continue offese della mediocrità e del vivere comune. Capire queste
dinamiche significa entrare con forza e cognizione nelle possibili
soluzioni di questo secolare problema. Ecco i 16 campi: sentimento di
inferiorità, meccanismi di difesa, leadership, codici diversi di
comunicazione, sensi di colpa, dialogo e interazioni, capacità
linguistica, analisi e capacità critiche, risultati scolastici,
scherno, rapporto con i mass-media e gli audiovisivi, hobbies e tempo
libero, sport, gioco in genere, bisogno incoercibile dei coetanei.
Conoscere ed approfondire questi campi con i fenomeni ad essi correlati
significa già combattere in favore di questi ragazzi che non sempre
vedremo sintonizzati con il mondo che li circonda. LE
UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ: UN MODO PER ESALTARE LA CREATIVITÀ
NEGLI ANZIANI di
Giacomo De Antonellis I
talenti degli anziani hanno il diritto di essere coltivati attraverso
una attività dell’intelligenza che si esplica nel mantenimento del
legame con la società, per sfuggire al pericolo della solitudine e
dell’emarginazione. Le Università della Terza Età svolgono dunque
un’azione importantissima. TERZA ETÀ: UNA
ESPERIENZA DI SCAMBIO GENERAZIONALE
di
Giovanna Ferrante I
talenti non riconosciuti divengono talenti perduti, il bambino
superdotato e l’anziano non ascoltato ne sono l’incarnazione.
L’anziano potrà essere pensato o pensarsi come colui che ha cessato
di produrre, ma non come colui che ha cessato di produrre intelligenza,
incontro, energia positiva, dunque, se costringe al silenzio ciò che ha
dentro, si impoverisce, e si impoverisce, di riflesso, chi non lo
ascolta. “AJUTARLI A
PORTARE LA CROCE DEL GENIO”
di
Gian Franco Grechi Il
genio, nella concezione manzoniana, si delinea come un individuo
“acuto e profondo pensatore” atto a vedere e detestare le falsità
desiderando sostituirle con il vero, lui che può abitare “al punto
dove si trovano le idee e le formule potenti, solenni, perpetue”,
potenziale che si scontra con il pudore, che lo fa tacere, e lo relega
nell’incomunicabilità di cui soffre perché egli amerebbe
l’amicizia e l’applauso, non per vanagloria ma per confortarsi. Un
genio che vivrebbe di dialogo ed è costretto al silenzio, che è spinto
dall’amore ma deve subire gli attacchi dell’invidia e dell’odio,
della persecuzione e dell’indifferenza. La croce è l’amarezza per
il mancato ascolto. POTENZIALE UMANO
INTESO COME INVESTIMENTO AZIENDALE
di
Giorgio Fumagalli
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pvlsoft |
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