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Primo congresso Internazionale in Italia di

eurotalent

  ATTI DEL CONVEGNO 

DODICESIMO CONGRESSO INTERNAZIONALE DI EUROTALENT

MILANO – VERCELLI 6-8 MAGGIO

 

CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI

1.        Il Congresso Internazionale di Eurotalent, svoltosi a Milano, al termine delle proprie ricerche, sottolinea l’importanza dell’azione condotta e da condursi al fine di assicurare il libero sviluppo e la realizzazione delle eccezionali potenzialità Bambini Precoci, risorsa essenziale del patrimonio umano.

2.        Ricorda che è un diritto fondamentale di ogni essere umano il sostegno alla realizzazione delle molteplici capacità individuali.

3.        Riconosce sia il fondamento scientifico di tale concezione e di tale azione sia la necessità imperiosa di consolidarle e di approfondirne le conseguenze.

4.        Conferma la propria intenzione di intervenire a favore di tali obiettivi in tutta Europa.

5.        Il Congresso coinvolge Eurotalent e i propri membri a lanciare o prospettare, per incoraggiarle e coordinarle, tutte le iniziative private: esse, all’interno di questa fase di lavoro, giocano un particolare ruolo.

6.        Ciò vale per le iniziative pubbliche ad ogni livello: locale, regionale, di Organizzazioni internazionali, innanzitutto Europee (Comunità Europea, Consiglio d’Europa)

7.        Insiste sul compito di assicurare ai Bambini dotati e talentuosi, principalmente grazie al Consiglio Mondiale e i suoi congressi, il sostegno e la collaborazione delle istanze internazionali al di là dell’Europa stessa, attraverso l’ONU, l’UNESCO e altre Organizzazioni competenti.

8.        Si congratula per la natura internazionale della larga partecipazione alle sedute e particolarmente con gli organizzatori italiani del Congresso, per aver saputo organizzare, all’interno di questa manifestazione, l’accoglienza internazionale grazie ad un pieno sostegno nazionale, caratterizzato soprattutto dall’adesione consistente di insegnanti, operanti nel settore e muniti, sotto questo aspetto, di esperienze vissute.

9.        Ha apprezzato sopra a tutto la traduzione simultanea in tre lingue, inglese, francese e italiano, persino in tedesco e in spagnolo, ovvero in cinque lingue.

10. Si impegna affinché il dibattito europeo e internazionale, che è stato rinnovato in Italia, venga prolungato e amplificato grazie alle collaborazioni regolari e sistematiche, alla diversità delle iniziative e dei punti di vista, tanto quanto alla loro singolarità, essendo essa, come per i superdotati, un fattore decisivo di fecondità e di efficacia.

11. Esprime l’impegno a dotare le istanze deputate all’educazione, in Italia e in Europa, di una politica vigorosa volta all’identificazione dei Bambini Precoci, così come delle particolarità di tutti i bambini, alla formazione degli insegnanti ed educatori, e alla promozione dei bambini talentuosi, nel loro proprio interesse e in quello dell’umanità.

 

L’intelligenza fra biologia e cultura

Prof. Vittorino Andreoli

Sintesi

I rapporti tra cervello e intelligenza possono essere declinati attraverso la nozione chiave di comportamento, e precisamente di una tipologia del comportamento così schematizzabile: comportamento innato o deterministico, intendendo con esso tutte quelle capacità che un soggetto presenta già organizzate al momento della nascita e sulle base delle quali può interagire con l’ambiente (ad es. nutrizione, riflesso di Moro); comportamento da “imprinting” indicato e descritto da Konrad Lorenz, definito come geneticamente predisposto ma in attesa di una esperienza in grado di fissarlo; comportamento da apprendimento, legato alla fondamentale scoperta biologica degli ultimi anni della plasticità del cervello, appreso appunto sulla base della sola esperienza. Se nel primo tipo di comportamento è in agguato una prospettiva di carattere deterministico responsabile di porre grossi limiti alla pedagogia e soprattutto alla libertà, nel secondo viene maggiormente evidenziata l’interrelazione tra biologia e cultura, visto che un retaggio biologico potrebbe non attualizzarsi al mancare dell’esperienza di cui necessita, nel terzo tipo, proprio attraverso il perno costituito dalle cosiddette zone plastiche, si marca definitivamente l’articolazione tra fattore biologico e fattore ambientale. L’intelligenza verrebbe ad essere dunque una sintesi tra qualche cosa di biologico e tutto ciò che deriva dall’ambiente. Tale sintesi si riverbera su di una comprensione della super o sub dotazione in termini di risultante biologico-culturale: in particolare il bambino iperdotato non è da considerarsi alla stregua di una meteora che ogni tanto cade nel seno di una comunità, ma come il frutto di confluenze di natura biologica e di natura culturale.

Etica e leggi educative in italia

Prof. Franco Massara

 

Sintesi

“Tutti i fanciulli sono uguali”/ “Ogni fanciullo è diverso dall’altro”. “Tutti gli uomini sono uguali”/ “Ogni uomo è diverso dall’altro”.  Correnti di idee e di fede a sostegno dell’uguaglianza degli uomini e delle donne hanno lottato nella storia contro le differenze sociali, la schiavitù, i privilegi di classe, le discriminazioni razziali, l’emarginazione delle minoranze. Molto più tardi ci si è resi conto che dei valori inalienabili della persona umana sono titolari anche i bambini, da cui hanno avuto origine vari documenti internazionali relativi ai diritti dei fanciulli, dalla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo proclamata nel 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo proclamata dalla stessa Assemblea il 20 Novembre 1989, dove l’uguaglianza è da intendersi contro gli abusi dell’età adulta e in favore del riconoscimento dei diritti fondamentali alla vita, all’istruzione e alla libertà. Il principio della diversità di cui è portatore il singolo individuo, è da inscriversi dunque dinamicamente all’interno del cerchio di uguaglianza. I talenti individuali possono realizzarsi con grande vantaggio per la società solo dove esiste un adeguato sguardo sulla diversità. Le scuole sono in grado di accogliere la dinamica standardizzazione/differenziazione? Solo ultimamente si è sviluppato un dibattito, in ambito pedagogico, sull’opportunità di riconoscere, nell’uguaglianza, la differenza di dotazione senza necessariamente considerare il talento come sinonimo di prevaricazione. Purtroppo la via dell’insegnamento individualizzato non è di facile realizzazione nella scuola comune, ed è per questo che si auspica una maggiore autonomia delle singole scuole, dei percorsi didattici al fine di incoraggiare il riconoscimento, la cura e la realizzazione di talenti a beneficio dell’intera società.

La problematica della superdotazione o la possibilità per tutti di incontrare la propria identità

Luis Nazareth

L’affermazione secondo cui siamo differenti poggia espressamente sul concetto di dignità assoluta e senza gradazioni della persona e si pone come opposto a quello di elitarismo da cui hanno invece origine il disprezzo e la dominazione dell’uomo sull’uomo. La superdotazione, lontano dall’essere un pericolo per la società, costituisce un sostegno al molteplice patrimonio della comunità vista come sommatoria delle potenzialità dei propri membri. In un mondo in cui la subdotazione ha ormai pieno riconoscimento, la superdotazione non viene guardata con la stessa ottica, e finisce per ciò stesso a degenerare in emarginazione, insuccesso scolastico, tossicodipendenza, alcolismo, depressione e in situazioni che sfociano drammaticamente in suicidio.

Il diritto alla diversità

Jean-Charles Terrassier

Nelle nostre scuole vengono imposti uniformemente a tutti lo stesso programma, lo stesso metodo, lo stesso contenuto, salvo a chi manifesta un deciso ritardo. È dunque favorito chi sta nella norma e sfavorito chi dalla norma si allontana, come è il caso dei bambini precoci. Per rispondere ai bisogni di questi ultimi è necessario essere in grado di identificarli con metodo, di conoscere le particolarità del loro sviluppo intellettuale, affettivo e psicomotorio (dissincronia interna), dell’ambiente da cui provengono. Ignorare i bambini precoci significa organizzare la repressione dell’intelligenza, e questo non può essere l’obiettivo delle scuole. Sciupare i talenti è dannoso tanto al singolo che li detiene, quanto all’intera società.

La società umana non è un termitaio: vive di psicodiversità nella biodiversità

Robert Pagès

La superdotazione si lega ad un’ampia riflessione sociopsicologica: la popolazione umana frammentaria tende a strutturarsi attraverso processi discreti di formazione di centri funzionali di connessione la cui confluenza costituisce piccoli nuclei. Vi si concentrano funzioni di riflessione, concertazione, di distribuzione e affettazione dei ruoli e delle risorse. Questi piccoli nuclei si condensano in un nocciolo che tende alla stabilità. Le tre funzioni nucleari attingono almeno in parte agli individui sotto certi aspetti più dotati. È attraverso questa nucleazione che certi emergono o gravitano attorno a nuclei esteriori più importanti. Tale struttura nucleata della società umana concede tutta l’importanza alla formazione dei giovani, anche se capita, per ragioni ancora poco conosciute, che alcuni più dotati restino isolati, volontariamente o no, e senza aggregarsi ai noccioli. In un modo o nell’altro, gli individui nucleari possono avere un’impresa immediata o futura sproporzionata rispetto al loro ruolo formale, ma, proteggere e coordinare l’innovazione è ciò che per una società costituisce il rispetto della psicodiversità. Un lucido coordinamento contribuisce alla nuova formulazione di problematiche e della rispettiva risoluzione. L’analisi delle resistenze a tale percorso, da un punto di vista freudiano, completa il senso di tale quadro.

Il complesso dell’albatros

Alain Gauvrit

Attraverso esempi tratti dalla propria esperienza professionale di cura di bambini intellettualmente precoci in difficoltà e sofferenza, l’autore tenta di inscrivere il rispetto del diritto alla diversità, più che nell’etica, in una prospettiva sanitaria. Da cosa dipende il loro malessere? Essi soffrono talmente da divenire “vitale” per loro rinunciare all’esercizio della propria intelligenza. Di tale inibizione sono responsabili il contesto sociale e quello scolastico che equivocano sui concetti di uguaglianza ed equità in modo del tutto volontario. Alla castrazione che viene dal di fuori il bambino può reagire dominando il fuori o sacrificandosi ad esso. All’interno del contesto scolastico il maestro si aspetta da tutti una resa media, e vittima di un effetto Pigmalione negativo, il bambino sacrifica la propria diversità. Si trova ostracizzato e si ammala di una anoressia intellettuale caratterizzata dalla rinuncia alla propria intelligenza, da un assideramneto dei propri talenti. L’intelletto rimane dunque un potenziale inutilizzato che può essere ristabilito attraverso una psicoterapia attiva in grado di riconoscere l’inibizione, l’intensità di essa, valutare i benefici secondari del sintomo, analizzare i fattori inibitori di provenienza familiare o scolastica, individuarsi in una o più modalità di intervento.

Parametri biologici del talento matematico molto precoce

Jean Brunault

Il talento matematico è stato definito come la capacità di dominare lunghe catene di ragionamenti, ma poco è stato detto a proposito del suo sviluppo. Il progetto SMPY (Study of Mathematically Precocious Youth – concepito nel 1971 da Julian C. Stanley, dell’Università John Hopkins di Baltimora) si è proposto di identificare i giovani talenti matematici fino all’età di 13 anni e di offrire loro un appropriato aiuto educativo, che non sarebbe reperibile all’interno dei programmi scolastici ordinari.Gli studi svolti dallo SMPY hanno evidenziato come alcuni fattori quali il mancinismo, la miopia, i disordini immunitari, le differenze tra i sessi, appaiono essere parametri biologici molto frequenti nei soggetti che manifestano un talento matematico precoce. Esiste inoltre un dibattito tra coloro che postulano in questo tipo di talento una più grande specializzazione degli emisferi e coloro che, come Benbow, affermano invece l’attività congiunta dei due emisferi durante la risoluzione di problemi matematici.

Concezioni della dotazione e implicazioni educative

Jean Brunault

Viene proposta una concezione di dono non come indipendente dal detentore e dall’ambiente in cui questi vive. Sono passati in rassegna i luoghi comuni e le errate asserzioni tradizionali secondo cui, a proposito dei bambini dotati si dice che li si conosca bene, che si sviluppino da soli, che non si debba insegnar loro nulla, che non abbiano bisogno di essre aiutati, che se la sbrighino da soli, che apprendono tutto ciò che vogliano, che sappiano tutto, che siano eccellenti in ogni cosa, che riescano in tutto ciò che intrapprendano, che non siano poi così numerosi. A queste errate concezioni viene opposto che i bambini precoci non possono svilupparsi da soli poiché sono grandemente dipendenti dall’ambiente che li circonda, dal quale devono ricevere aiuto, stimoli, sollecitazioni, comprensione e sostegno; non è affatto vero che sappiano tutto, poiché essi hanno bisogno di apprendere molto dagli altri; la riuscita in ciò che intrapprendono non è scontata, e l’insuccesso scolastico di molti di loro ne è la prova; la qualità degli interventi educativi, che non possono e non devono essere standardizzati, influenzano la loro dotazione. Fa da sfondo a questa prospettiva, da un punto di vista teorico, un modello secondo cui la dotazione implichi una partecipazione congiunta di dati genetici, biologici e culturali e, da un punto di vista pratico, la necessità che le azioni educative e pedagogiche siano orientate da un nuovo sguardo.

 

Identificazione e valutazione del superdotato dai 3 ai 5 anni

Yolanda Benito

 E’ necessario l’appoggio dei genitori e degli insegnanti affinché il talento dei bambini possa essere dapprima individuato attraverso osservazioni precise, questionari, prove psicometriche, ed in seguito, sviluppato. E’ inoltre fondamentale valutare lo sviluppo dell’intelligenza prima dell’età scolare in modo da fornire un contesto educativo adeguato e supportare, guidandole, le figure di riferimento del bambino. Test diversi possono indagare le diverse aree di sviluppo: intellettiva, d’apprendimento, linguistica, la capacità di socializzazione, il rapporto con il proprio corpo, la creatività. La maggioranza delle spiegazioni riguardo lo scarto tra la promessa del superdotato e la sua realizzazione rimanda a fattori famigliari e alle opportunità educative incontrate.

I BAMBINI SUPERDOTATI NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

di Giuliana Pandolfi

La società è in grado di pensare oltre se stessa e di progettare i cittadini di domani? La scuola è in grado di nutrire l’immaginazione produttiva dei bambini e di sollecitare in essi comportamenti intelligenti? La divisione dell’attività scolastica in monadi orarie impedisce il formarsi di una esperienza fluida e continuativa, favorendo all’opposto atteggiamenti episodici che inceppano a blocchi il procedere dell’attività; l’esaltazione del gruppo e del collettivo appiattisce le differenze; una falsa concezione dell’intelligenza favorita da sempre maggior consenso all’impianto cibernetico, minaccia la capacità di produrre sintesi. L’intelligenza è acutezza, perspicacia, capacità di volgere il pensiero a oggetti sempre nuovi e di padroneggiarli mediante l’individuazione di rapporti in essi esistenti, acume e prontezza della mente nel ragionare, comprensione, ingegno, intendimento, creatività, creazione. La scuola dell’obbligo, così come si trova strutturata, produce appiattimento, rigidità.

BAMBINI DIVERSI

di Angela Sacco

“Ogni mente umana è unica e solitaria”(Franco Prattico). L’essere mente unica e solitaria e il gioco della mente con se stessa e con il mondo, sono peculiari di quei bambini che vengono definiti come superdotati  ma che sarebbe più opportuno chiamare “menti dal libero volo”. Ciò che affascina ed emoziona l’educatore è assistere alla scoperta che il bambino fa della propria mente che gioca e crea. Perciò deve far vivere il processo della conoscenza come un’avventura della mente che interroga il mondo e se stessa per trovare le risposte della vita; deve far lievitare nei ragazzi la gioia di possedere un simile dono. I bambini dotati di “menti dal libero volo” non sempre sono gestiti con cura dagli insegnanti che sono più preoccupati di tenerli a freno limitando la loro eterogeneità rispetto ai gruppi.  Il risultato terribile di tale errore consiste nello spegnersi della scintilla vivace, l’opacità progressiva, la ribellione, la chiusura in se stessa della brillante mente che difende in modo istintivo la propria bellezza minacciata e contaminata, purtroppo, dalla piatta banalità e dagli stereotipi.

I “TALENTI” DEL BAMBINO SECONDO LA PROPOSTA EDUCATIVA DI MARIA MONTESSORI

di Cecilia Bairati Papi

La psicopedagogia montessoriana è veramente antesignana nel condividere il concetto che “ogni potenzialità umana abbisogna di condizioni particolari per potersi evidenziare”. Se per potenzialità si intendono i talenti che genitori, insegnanti, operatori psico-sociali hanno la responsabilità di aiutare a attualizzare, allora è vero che si rendono decisamente primari gli stimoli e l’ambiente giusto in cui questa crescita possa verificarsi. I talenti possono essere visti come il patrimonio individuale assegnato dalla natura, e, proprio come si legge nella parabola evangelica, viene lodato non tanto chi ne conserva maggior quantità, ma chi accetta il rischio, l’avventura, l’utilizzo, mentre invece viene denigrato chi li ha sotterrati.

L’ACCELERAZIONE AIUTA IL BAMBINO DOTATO?

di Renato Bobbo

In discussione viene posta la scelta dell’accelerazione del curricolo scolastico.La ricerca a questo riguardo è stata condotta in tre fasi dal “Prius”, gruppo di indagine sul talento all’interno del Dipartimento dell’Educazione dell’Università di Padova. Nella prima fase ebbe inizio un sondaggio sperimentale in un distretto scolastico di un piccolo centro del Veneto, che segnalò un atteggiamento critico nei riguardi del metodo dell’accelerazione considerato come intervento innaturale. In un secondo momento, adottando un orientamento retrospettivo, fu consultata la documentazione scolastica relativa agli alunni che avevano frequentato alcune scuole medie cittadine e possedevano i requisiti dell’anticipo scolastico rispetto all’età e della migliore valutazione all’esame finale di diploma. In questo caso gli insegnanti collaborarono nel mostrare le probabili condizioni per una buona riuscita scolastica degli allievi “accelerati”. Nella fase finale del progetto si incrociarono due importanti filoni dello studio dei gifted: quello concernente l’individuazione dei dotati e quello concernente il sostegno educativo (accelerazione attraverso il “salto” di classe). Mentre molti insegnanti e genitori sostengono di non voler sprecare il potenziale prezioso presente in quel 90% di bambini italiani che frequentano la scuola materna dai tre ai sei anni, altri preferirebbero non alterare il clima ludiforme proprio di molte scuole dell’infanzia. La ricerca si propone come occasione di riflessione in un ambito in cui solo attenzione e ponderazione possono dare al piccolo dotato le condizioni meno pericolose per il suo delicato equilibrio.

MODELLI

di Alessandra Lancellotti Perotti

Il marxismo ha voluto uomini e donne tutti uguali; freudismo, lacanismo hanno fornito molti validi strumenti ma hanno cercato di oscurare la pedagogia, la scuola di Ginevra, Piaget e maestri di illuminata memoria. I genitori hanno compiuto un errore macroscopico: dimenticare il loro ruolo per divenire dei bambini incompiuti. Da B. Spock in avanti sono crollati quei barrages generazionali che invece sono in grado di distribuire i poteri alle diverse figure famigliari. C’è un profondo legame tra la superdotazione e la correttezza delle relazioni generazionali all’interno della famiglia. Le differenze sono un patrimonio da difendere e il mostro ideologico dell’Égalité non può e non deve divorare la vera Fraternité e dunque la vera Liberté.

LA PRIMA SCUOLA ITALIANA PER BAMBINI MOLTO DOTATI

di Don Calogero La Placa

La scuola per bambini molto dotati, fondata nel 1967 in Sicilia a Petralia Soprana, era frutto di una dura battaglia contro il pregiudizio secondo il quale chi è molto dotato non ha bisogno di tutela, cura e attenzione come e più di chi è normodotato. Scopo della scuola era creare un uomo che si mettesse a servizio dell’uomo, non v’era interesse nell’intelligenza come fenomeno circense, ma nella capacità di fortificare l’idea dell’unità del sapere, oggetto dell’intelligenza. Gli insegnanti di ogni parte del mondo facevano a gara per potervi lavorare, per via dei metodi innovativi basati sull’assenza dei libri di testo, di correzione dei compiti, di voti, di esami, di giudizi finali, ma, alcuni insuccessi dei ragazzi agli esami statali, pregiudicò l’esistenza della scuola.

FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI IN SPAGNA

di Juan Antonio Alonso

E’ un dato accettato che i risultati di un sistema educativo dipendano, in gran parte dalla categoria degli insegnanti. Concretamente, si sa che gli insegnanti sprovvisti di una preparazione specialistica nella formazione degli alunni superdotati si mostrino disinteressati e persino ostili nei confronti di questo tipo di alunni. Viceversa, gli insegnanti dotati di formazione ed esperienza siano ampiamente in grado di lavorare con essi. Cosa si insegna ai futuri insegnanti? Quando? Come si può migliorarne la formazione? Quando, come valutarne la formazione?

UNA SCUOLA PER SUPERDOTATI – PROGETTO E REALIZZAZIONE

di Robert Mulvey

Ogni discussione che voglia trattare la formazione pedagogica dei bambini precoci deve essere fondata sulla definizione dei seguenti tre concetti fondamentali: la natura dell’intelligenza, la natura della precocità, la natura della formazione scolastica. L’intelligenza è fenomeno complesso e illusorio, non ci si può limitare ad una definizione rigida: in prima istanza si sottolinea come essa si componga della capacità di impostare e risolvere problemi, di rompere i confini del conosciuto per rilevare lo sconosciuto utilizzando creatività e logica; capacità matematica motoria musicale tecnico-manuale. La precocità non si deve limitare ad una grandezza espressa attraverso un quoziente superiore a 130 (Wechsler o Stanford-Binet), ma includere anche differenti materie specifiche come per esempio lo sport, la musica, le arti plastiche in modo tale da riguardare un campo sempre più vasto di espressioni. La formazione ha il compito di promuovere l’immaginazione creativa, la logica, accrescere la competenza comunicativa e linguistica. Il progetto della scuola di Cademuir, in Scozia, avviato nel 1990, è nato proprio come risposta a tali esigenze: si tratta di una scuola piccola, dove le classi sono limitate ad un numero di dieci alunni, favorendo la flessibilità e la diversificazione dell’insegnamento, l’ambiente è famigliare e ciò crea relazioni amicali basate su responsabilità, rispetto, stima. Vi si trovano bambini dai due ai diciotto anni, provenienti da ambienti sociali assai differenti, e da luoghi geografici differenti. I governi dovrebbero rendersi conto che i bambini eccezionali hanno bisogno di formazione eccezionale.

EDUCAZIONE DEI BAMBINI SUPERDOTATI IN PORTOGALLO

di Maria de Lourdes Braga Figueredo Pereira

Sin dai primi anni settanta il sistema di educazione portoghese si è trovato a sperimentare profonde modificazioni, muovendosi da un assai rigido modello di insegnamento ad un approccio che potesse essere compatibile con le particolari caratteristiche individuali e con le necessità di bambini ed adolescenti. Comunque sia, un nuovo sistema di educazione non è sufficiente ad accogliere i bisogni dei superdotati, motivo per cui diviene essenziale riconsiderare la formazione degli insegnanti i quali dovrebbero essere preparati non solo ad identificare ma a rispondere alle differenze tra gli individui. L’autore e gli altri professionisti del Centro de Estudos para a Educaçao de Sobredotatos dell’Instituto Politécnico do Porto-Portugal, sensibili a questo cruciale problema della formazione degli insegnanti, hanno deciso di organizzare il primo corso per insegnanti e psicologi interessati alla questione, allo scopo di migliorare l’accoglienza di bambini e adolescenti superdotati nelle loro scuole.

ADLER E LA SUPERDOTAZIONE  

Alberto Anglesio

L’intuizione geniale, fulcro del pensiero di Adler, permette di staccarsi dall’investigazione delle cause e di spostare l’attenzione sulle mete: “Non dimenticate che l’eredità e l’ambiente non sono fattori determinanti. Entrambi forniscono solo la struttura e le influenze cui l’individuo fornisce una risposta in relazione al potere creativo del suo stile”;  altrove afferma che ciò che gli interessa conoscere non è tanto il “da dove” ma il “verso dove” l’individuo tende. La mente adleriana è una struttura plastica e rimodellante di fronte all’ambiente e agli stimoli che da esso provengono. E cosa è il Sé Creativo? Esso può essere definito come una dotazione interna che “preme” per essere espressa e crea lo scopo e il senso della vita, non identificabile con l’autostima, piuttosto con la percezione, conscia e inconscia, delle proprie potenzialità che spingono l’individuo ad esprimerle oppure ad adottare finzioni di tipo nevrotico o psicotico per coartarle: è l’essenza stessa dell’intelligenza. La definizione dell’intelligenza suggerisce di delimitare l’estensione della superdotazione e le sue diverse tipologie; secondo il Parenti essa include: (1) superdotati armonici, (2) intelligenze logiche dirette verso l’astrazione, (3) intuitivo-creativi, e (4) geni. Di queste la definizione d’intelligenza porta ad escludere le intelligenze logiche in quanto votate all’introversione, e i geni per via della difficoltà di adattamento e la relazione con l’ambiente circostante. Accanto a queste tipologie è opportuno ricordare la “falsa intelligenza” o “pseudo-dotazione”, di cui sono un esempio i bambini che imparano a leggere o scrivere in età prescolare. Il vero superdotato spesso ha problemi di integrazione con i coetanei per rifiuto unilaterale o reciproco; anche il rapporto con gli adulti è problematico, perché se esiste una sensazione di parità intellettiva, sta accanto a questa la sensazione di inferiorità fisica e di dipendenza. Ne conseguono disarmonie nello sviluppo della personalità, mancato appagamento dell’affettività, rigidità e conseguente nevrosi.

DISAGIO NELL’ADOLESCENTE SUPERDOTATO: APPROCCIO TERAPEUTICO

di Chiara Marocco Muttini

Vengono presi in esame i fattori peculiari della crisi adolescenziale, riconducibili in sintesi ad una crisi di identità. Anche le trasformazioni dell’assetto cognitivo sono parte del processo di cambiamento. Si può considerare che nel superdotato la discrepanza di fase maturativa tra sfera intellettiva e affettiva può essere accentuata e può inoltre amplificarsi la differenza tra il superdotato e il gruppo creando una distanza, qualche volta dolorosamente vissuta. La crisi adolescenziale nel superdotato quindi può manifestarsi con sofferenza ed è aperta al rischio di evoluzioni patologiche. La società adulta deve sviluppare una consapevolezza del ruolo formativo che le compete, perché il giovane superdotato possa realizzare in pieno le sue risorse e farle diventare patrimonio comune.

IL BAMBINO SUPERDOTATO E LA COMUNICAZIONE CON I COETANEI

di Mauro Cosmai

Perché il superdotato, perlomeno nel nostro paese, non riceve quelle attenzioni che gli sarebbero dovute, quegli aiuti che gli risulterebbero doverosi, quella tutela che ogni ragionevole considerazione porta a prevedere? Forse perché da noi il superdotato in pratica non esiste, non ha riconoscimenti ufficiali o nella peggiore ipotesi delle etichette e infine perché provoca un certo fastidio, diciamolo pure, specie in quelli preposti al riconoscimento stesso, alla loro istituzionalizzazione. Questo lavoro è teso ad individuare gli elementi base della comunicazione che generano ansia e frustrazione nel superdotato. Sono stati individuati 16 campi d’azione che permettono, oltre la stessa individuazione del superdotato, di intuire dove il soggetto in questione sia “obbligato” a sottostare a regole che possono risultare assurde o comunque persecutorie e inibitorie. La consapevolezza del proprio status da parte dell’individuo superdotato si accompagna fatalmente a schemi nevrotici e strategie di compenso che hanno rappresentato illusoriamente per anno un disperato tampone alle continue offese della mediocrità e del vivere comune. Capire queste dinamiche significa entrare con forza e cognizione nelle possibili soluzioni di questo secolare problema. Ecco i 16 campi: sentimento di inferiorità, meccanismi di difesa, leadership, codici diversi di comunicazione, sensi di colpa, dialogo e interazioni, capacità linguistica, analisi e capacità critiche, risultati scolastici, scherno, rapporto con i mass-media e gli audiovisivi, hobbies e tempo libero, sport, gioco in genere, bisogno incoercibile dei coetanei. Conoscere ed approfondire questi campi con i fenomeni ad essi correlati significa già combattere in favore di questi ragazzi che non sempre vedremo sintonizzati con il mondo che li circonda.

LE UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ: UN MODO PER ESALTARE LA CREATIVITÀ  NEGLI ANZIANI

di Giacomo De Antonellis

I talenti degli anziani hanno il diritto di essere coltivati attraverso una attività dell’intelligenza che si esplica nel mantenimento del legame con la società, per sfuggire al pericolo della solitudine e dell’emarginazione. Le Università della Terza Età svolgono dunque un’azione importantissima.

TERZA ETÀ: UNA ESPERIENZA DI SCAMBIO GENERAZIONALE

di Giovanna Ferrante

I talenti non riconosciuti divengono talenti perduti, il bambino superdotato e l’anziano non ascoltato ne sono l’incarnazione. L’anziano potrà essere pensato o pensarsi come colui che ha cessato di produrre, ma non come colui che ha cessato di produrre intelligenza, incontro, energia positiva, dunque, se costringe al silenzio ciò che ha dentro, si impoverisce, e si impoverisce, di riflesso, chi non lo ascolta.

“AJUTARLI A PORTARE LA CROCE DEL GENIO”

di Gian Franco Grechi

Il genio, nella concezione manzoniana, si delinea come un individuo “acuto e profondo pensatore” atto a vedere e detestare le falsità desiderando sostituirle con il vero, lui che può abitare “al punto dove si trovano le idee e le formule potenti, solenni, perpetue”, potenziale che si scontra con il pudore, che lo fa tacere, e lo relega nell’incomunicabilità di cui soffre perché egli amerebbe l’amicizia e l’applauso, non per vanagloria ma per confortarsi. Un genio che vivrebbe di dialogo ed è costretto al silenzio, che è spinto dall’amore ma deve subire gli attacchi dell’invidia e dell’odio, della persecuzione e dell’indifferenza. La croce è l’amarezza per il mancato ascolto.

POTENZIALE UMANO INTESO COME INVESTIMENTO AZIENDALE

di Giorgio Fumagalli

Le aziende cercano persone curiose, aperte all’innovazione, equilibrate, mentalmente flessibili, con una buona dose di umiltà nell’approccio, quindi con disponibilità ad assoggettarsi alle regole di una determinata azienda, e, per i più giovani, ad adeguarsi alla guida di una responsabile ed apprendere di conseguenza in fretta. In sintesi una persona che vuole entrare in un’azienda deve trasmettere affidabilità e quindi essere un investimento attendibile che non riserba brutte sorprese. I criteri per scegliere il personale sono di norma basati sul colloquio, ma possono essere arricchiti da test psicoattitudinali, esami grafologici ed altri esami “oggettivi”. L’azienda mette in atto anche strategie in grado di rimediare ad eventuali segnali di insoddisfazione e insofferenza del proprio personale, che, abbandonando eventualmente l’impiego, causerebbe grave dispendio.

 


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