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A MILANO E A BERGAMO I PRIMI CORSI DESTINATI A FORMARE GLI INSEGNANTI IN GRADO DI RICONOSCERE GLI ALLIEVI AD ALTO POTENZIALE INTELLETTIVO E DI APPRONTARE PERCORSI DIDATTICI APPROPRIATI.

UNIVERSITA’ DI BERGAMO IN COLLABORAZIONE CON EUROTALENT

Milano 10 dicembre 2008

report della conferenza stampa tenuta a Milano il 10/12/2008

L’elasticità e la flessibilità della didattica, nelle nostre scuole, non sono previste. Così come non è prevista una didattica di insegnamento differenziato. A subirne le conseguenze sono i nostri cervelli migliori, i cosiddetti bambini superdotati intellettivamente, che rappresentano circa il 5% della popolazione scolastica, ovvero uno su 25, ovvero uno in ogni classe. Le conseguenze, per loro, di un mancato riconoscimento e quindi di un insegnamento che tenga conto del loro non essere “standard”, sono state lo spunto per dare il via, prima volta in Europa, a un seminario seguito da tre laboratori destinati ai docenti delle scuole del Primo e Secondo ciclo (elementari e medie).
“Nonostante ci siano disposizioni del Consiglio d’Europa da più di dieci anni – ha esordito Federica Mormando, psichiatra, presidente di Eurotalent Italia, con sede a Milano, che da oltre 20 anni si occupa di superdotazione – l’Italia non si è ancora adeguata. Spesso arrivano nel mio studio bambini scambiati per iperattivi, o aggressivi, o che rifiutano la scuola. Che si annoiano, che si sentono, perché ne hanno la percezione, diversi. Nelle aule vengono esiliati, o presi in giro. La loro curiosità viene schiacciata dall’uniformità dell’insegnamento. Ancora: sono rassegnati. Sono i superintelligenti. Ecco: il dovere che noi abbiamo è di saperci aprire al loro ascolto, alle loro esigenze, attivando a metodologie di insegnamento che li possano supportare e aiutare”.
Durante la conferenza stampa, svoltasi questa mattina, è intervenuta anche la professoressa Giuliana Sandrone, docente di didattica generale all’Università di Bergamo e coordinatrice scientifica del Centro di Ateneo per la Qualità dell’Insegnamento e dell’Apprendimento (CQIA). “La mia Università ha voluto fortemente questi corsi – ha spiegato la professoressa – che partiranno il 27 febbraio poiché ci siamo resi conto che nella nostra scuola non è previsto un insegnamento differenziato: sia che si parli di superdotati che di extracomunitari o di handicap. Di scritto, a livello ministeriale, c’è molto, ma nella pratica si è fatto molto poco. Per intervenire, bisogna agire sugli insegnanti. Dando loro anzitutto la consapevolezza, ovvero gli strumenti per poter riconoscere un bambino intellettivamente superdotato. Successivamente, insegnandogli la corretta metodologia da utilizzare fra i banchi. Non si può pensare di lavorare con 20 o 25 bambini, o ragazzi, allo stesso modo”.

Ma forse la scuola pensa che non sia un problema suo. “Abbiamo fatto un questionario – continua la professoressa Sandrone – interessando tutte le scuole della Lombardia, elementari e medie, sull’argomento, consultando dirigenti scolastici e gruppi scelti di insegnanti. Ebbene: il 68% ha risposto che l’insegnamento differenziato nel caso della superdotazione intellettiva non è un compito della scuola. Deduco che non si voglia, o non si sia in grado, di dare spazio alle diversità e capacità degli allievi. Sono bambini difficili, certamente, e il problema non è semplice da affrontare: ma dobbiamo poter pensare alla diversità non come a un problema, ma a una ricchezza”.
Il seminario e i laboratori inizieranno con un seminario introduttivo, che si terrà a ll’Università di Bergamo venerdì 27 febbraio 2009. I laboratori si terranno in febbraio-marzo a Bergamo e in aprile-maggio.

Per informazioni: 335202619, fmormando@fastwebnet.it si può segnalare la propria volontà di iscriversi fin da ora, le iscrizioni si aprono il 7 gennaio, in sede di Milano o Bergamo e online.


milano -- 10.12.08