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L’elasticità e la
flessibilità della didattica, nelle nostre scuole, non sono
previste. Così come non è prevista una didattica di insegnamento
differenziato. A subirne le conseguenze sono i nostri cervelli
migliori, i cosiddetti bambini superdotati intellettivamente,
che rappresentano circa il 5% della popolazione scolastica,
ovvero uno su 25, ovvero uno in ogni classe. Le conseguenze, per
loro, di un mancato riconoscimento e quindi di un insegnamento
che tenga conto del loro non essere “standard”, sono state lo
spunto per dare il via, prima volta in Europa, a un seminario
seguito da tre laboratori destinati ai docenti delle scuole del
Primo e Secondo ciclo (elementari e medie).
“Nonostante ci siano disposizioni del Consiglio d’Europa da più
di dieci anni – ha esordito Federica Mormando, psichiatra,
presidente di Eurotalent Italia, con sede a Milano, che da oltre
20 anni si occupa di superdotazione – l’Italia non si è ancora
adeguata. Spesso arrivano nel mio studio bambini scambiati per
iperattivi, o aggressivi, o che rifiutano la scuola. Che si
annoiano, che si sentono, perché ne hanno la percezione,
diversi. Nelle aule vengono esiliati, o presi in giro. La loro
curiosità viene schiacciata dall’uniformità dell’insegnamento.
Ancora: sono rassegnati. Sono i superintelligenti. Ecco: il
dovere che noi abbiamo è di saperci aprire al loro ascolto, alle
loro esigenze, attivando a metodologie di insegnamento che li
possano supportare e aiutare”.
Durante la conferenza stampa, svoltasi questa mattina, è
intervenuta anche la professoressa Giuliana Sandrone, docente di
didattica generale all’Università di Bergamo e coordinatrice
scientifica del Centro di Ateneo per la Qualità
dell’Insegnamento e dell’Apprendimento (CQIA). “La mia
Università ha voluto fortemente questi corsi – ha spiegato la
professoressa – che partiranno il 27 febbraio poiché ci siamo
resi conto che nella nostra scuola non è previsto un
insegnamento differenziato: sia che si parli di superdotati che
di extracomunitari o di handicap. Di scritto, a livello
ministeriale, c’è molto, ma nella pratica si è fatto molto poco.
Per intervenire, bisogna agire sugli insegnanti. Dando loro
anzitutto la consapevolezza, ovvero gli strumenti per poter
riconoscere un bambino intellettivamente superdotato.
Successivamente, insegnandogli la corretta metodologia da
utilizzare fra i banchi. Non si può pensare di lavorare con 20 o
25 bambini, o ragazzi, allo stesso modo”. |
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Ma forse la scuola
pensa che non sia un problema suo. “Abbiamo fatto un
questionario – continua la professoressa Sandrone – interessando
tutte le scuole della Lombardia, elementari e medie,
sull’argomento, consultando dirigenti scolastici e gruppi scelti
di insegnanti. Ebbene: il 68% ha risposto che l’insegnamento
differenziato nel caso della superdotazione intellettiva non è
un compito della scuola. Deduco che non si voglia, o non si sia
in grado, di dare spazio alle diversità e capacità degli
allievi. Sono bambini difficili, certamente, e il problema non è
semplice da affrontare: ma dobbiamo poter pensare alla diversità
non come a un problema, ma a una ricchezza”.
Il seminario e i laboratori inizieranno con un seminario
introduttivo, che si terrà a ll’Università di Bergamo venerdì 27
febbraio 2009. I laboratori si terranno in febbraio-marzo a
Bergamo e in aprile-maggio. |