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1.
Dal Profilo educativo, culturale e professionale dello studente
alla fine del Primo ciclo di istruzione “ …La necessità di
conoscere, sperimentare e aprirsi a nuove esperienze formative
accompagnano l’intera esistenza di una persona. In ogni età
della vita occorre stimolare l’individuo al meglio, tenendo
conto delle sfaccettature della sua personalità e delle sue
capacità, per trasformarle in vere e proprie “competenze”.
(…) Se un soggetto è stato sottoposto a stimolazioni
educative molto ricche nei periodi sensibili dello sviluppo o,
addirittura, a stimolazioni precoci, non per questo ha la
certezza che i vantaggi competitivi acquisiti non si esauriscano
nel tempo. Il processo educativo individuale, infatti, ha inizio
con la vita e cessa solo con essa, in una continuità dinamica
di conquiste e possibili involuzioni, sicché nulla è mai
guadagnato una volta per tutte e nulla è mai perduto per
sempre…”
Dunque,
la Riforma guarda alla persona nella sua interezza e nella sua
singolarità, vuole mettere a fuoco le capacità di ciascuno per
trasformarle, in tutta la loro eccellenza, in competenze
personali. |
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2.
Come è possibile raggiungere tale obiettivo pedagogico senza
scardinare il principio del “tutto a tutti uguale, sempre”
che ha caratterizzato il nostro sistema educativo negli ultimi
trent’anni? Principio più che
mai corretto nel periodo storico in cui, per la prima
volta nella storia italiana,
una scuola di massa premeva con le sue priorità
culturali e sociali, ma principio ormai anacronistico in
un’epoca in cui la diversità delle situazioni personali e il
continuo incrociarsi dei luoghi di apprendimento (formali, non
formali, informali) richiedono percorsi educativi diversi che,
rispettando e sviluppando le capacità personali, permettano a
tutti di raggiungere quel Profilo educativo, culturale e
professionale che lo Stato detta a garanzia dell’unità del
sistema educativo nazionale. Questo è il senso della scelta
fatta della Riforma in ordine alla presenza di un monte ore
obbligatorio minimo e un monte ore opzionale facoltativo scelto
dalle famiglie in cooperazione con la scuola: dare a ciascun
allievo la possibilità di sviluppare le proprie attitudini, di
esercitare i propri interessi ma anche di scoprire i propri
talenti e farli crescere.
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3.
La diversità dei percorsi per il rispetto della diversità
delle persone ha, però, una condizione obbligata: la
flessibilità dell’organizzazione. Solo un’istituzione
scolastica capace di trovare, nella propria autonomia
costituzionale, soluzioni organizzative in grado di soddisfare
la contemporanea presenza di percorsi diversi può rispondere
concretamente alla diversità e quindi anche all’eccellenza
dei suoi allievi. Si tratta di pensare una scuola in cui gli
studenti lavorano
in alcuni momenti nel gruppo classe e in altri momenti in
gruppi
formati secondo criteri di livello, di compito, di
interesse; entrambe le
modalità di organizzazione concorrono alla realizzazione
degli obiettivi formativi che la scuola ha stabilito come adatti
e significativi per l’educazione e la crescita personale di
ciascuno. |
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4.
Non disperdere nulla di questa crescita: ecco un altro
imperativo pedagogico della Riforma! Perché nulla vada disperso
di quanto un allievo ha realizzato in una parte del percorso
scolastico occorre che le scuole “si parlino”, che
utilizzino in modo efficace lo strumento che la legge 53
fornisce loro, il Portfolio delle competenze personali, la
raccolta sistematica e intelligente di tutta il “cammino
personale” di ciascuno, delle sue competenze, dei suoi
interessi, delle sue eccellenze ma anche delle sue debolezze e
di ciò che resta ancora da fare. Il Portfolio non lo fa la
scuola da sola, sia pur in competente solitudine, si fa insieme,
scuola e famiglia, perché nessun bambino, ragazzo, giovane è
mai soltanto un “allievo” ma è anzitutto persona e come
tale va visto ed osservato nelle tante sfaccettature che ci
permettono di accompagnarlo in un consapevole ed intelligente
progetto di vita.
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